. N O N
SONO
MAI
AB
BA
STAN
ZA
PER
POTER ESSERE
qualcosa.
C'est ne pas DADA.
.
mercoledì 31 agosto 2011
lunedì 22 agosto 2011
Press Play To Enjoy
Quando ti leggo decido di scrivere. Sogno sempre la stessa porta, sogno sempre protezione in luoghi più piccoli di me. Camere sempre più piccole, mura sempre più basse, posti sempre più nascosti. Sogno il desiderio di rimpicciolirmi, sogno l'avverarsi del mio desiderio. Sogno di portare con me poca gente, sogno tutte le paure che nella vita reale non ho mai visto da vicino. Silenzio, voglio riposarmi. Queste voci mi perseguitano. Paranoid Android.
Signora della terra e delle creature dei laghi, dei fiumi e delle pozzanghere: liberami dai loro castelli di carta, liberami dalle catene che stringo intorno a me stessa senza amore per la mia pelle. Liberami dal tradimento e dalle bugie, liberami dalle parole.
Ho una coda da pesce e delle branchie,
respiro nell'abisso delle mie sinapsi.
E annego.
Ma non è dolce. Vaffanculo, Leopardi.
mercoledì 20 luglio 2011
Vendo Psiche
Ho venduto i miei pensieri. Li ha acquistati una televisione che trasmette reality 24h al giorno, una multinazionale che produce bibite frizzanti e dolci e qualcuno l'ho svenduto anche all'impresa dell'uomo più potente dello Stato. Adesso mi diranno loro cosa farne, tanto non ho mai saputo usarli. Leggevo una breve guida al suicidio proprio ieri, la cosa più semplice sembra proprio morire per avvelenamento, però non mi va proprio di ingozzarmi da Mc Donald's. Immagino la mia bara pesante per la troppa ciccia.
Sei impeccabile, figlia mia. La più bella e brava ragazza che abbia mai conosciuto, ti ho educata alla perfezione, sono fiera di te. Anzi, sono fiera di me. Ho fatto proprio un bel lavoro.
Pensa agli altri, pensa sempre agli altri. Pensa al loro giudizio, pensa di avere sempre gli occhi puntati addosso. Desidera l'invisibilità, desidera scomparire in ogni momento della giornata.
Il sesso è sempre stata la mia attività preferita anche se è difficile trovare qualcuno che duri più di mezz'ora, ci sono delle posizioni che proprio mandano il sangue al cervello agli uomini, basta così poco per farvi godere?
Stamattina ho fatto colazione col prozac.
Cazzo, ma non era prozac.
lunedì 6 giugno 2011
Nessuno legge, perchè io non scrivo. Io non scrivo, perchè nessuno legge. Evidentemente interesso poco. Persino a me stessa.
sabato 7 maggio 2011
Quel tale dalla tela bianca
Mi raccontava storie di marinai:
"Ma un albero di Baobab" -io pensai- "non cresce sul mare!
non è una storia vera quella che l'uomo dalla tela bianca mi voleva raccontare.
Inoltre un timoniere non può avere le braccia,
di certo a quell'uomo gli si leggeva in faccia
che a cercare tesori nascosti non c'era mai stato
magari solo una volta
su un pedalò era andato.
E cosa vorrai dirmi sull'uomo che aveva paura di sparare?
Di certo quello non era un uomo di mare!
E la povera vedetta miope
era un uomo di stirpe etiope
troppo lontano non riusciva a guardare
così, i tesori dentro sé iniziò a cercare.
Le isole che tu dipingi
sono paesaggi che fingi."
Ma il tale dalla tela bianca continuava a disegnare
e di colpo, un Baobab galleggiò sul mare.
"Ciurma! Siamo pronti a partire! L'esercito era composto da tre persone: timoniere, armatore, vedetta. Un uomo senza braccia, uno con la fobia dei colpi e uno miope. Raccontavano storie di tesori nascosti ed isole misteriose ma nessuno gli aveva mai creduto. Dicevano di essere sulla terra ferma da anni ormai, tutti e tre soffrivano di mal di mare così avevano deciso di bere thé in un bar inglese sul porto. Dalle vetrate del bar guardavano la loro nave ricoprirsi di muschio e vegetazione. Con gli anni la nave era diventata un albero di Baobab e offriva loro ombra nelle giornate estive di sole. I turisti erano attratti dall'albero galleggiante così pagavano a peso d'oro le visite in quella nave. Ogni volta i tre marinai inventavano una storia diversa per carpire la loro attenzione e le loro storie fecero il giro del mondo. Nell'arco di qualche anno gli imprenditori di tutto il mondo chiesero ai tre marinai di comprare i loro averi; li avrebbero pagati in contanti..."
non è una storia vera quella che l'uomo dalla tela bianca mi voleva raccontare.
Inoltre un timoniere non può avere le braccia,
di certo a quell'uomo gli si leggeva in faccia
che a cercare tesori nascosti non c'era mai stato
magari solo una volta
su un pedalò era andato.
E cosa vorrai dirmi sull'uomo che aveva paura di sparare?
Di certo quello non era un uomo di mare!
E la povera vedetta miope
era un uomo di stirpe etiope
troppo lontano non riusciva a guardare
così, i tesori dentro sé iniziò a cercare.
Le isole che tu dipingi
sono paesaggi che fingi."
Ma il tale dalla tela bianca continuava a disegnare
e di colpo, un Baobab galleggiò sul mare.
domenica 1 maggio 2011
Aurore poco auree
Disegni di pensieri si sfocano nella mia testa. Poche ore prima del sonno profondo, poche ore prima dell'alba, poche ore dopo un film che profumava di tabacco. Depongo le armi che non ho mai avuto e scrivo dalla cucina di un appartamento al secondo piano, sotto il ticchettio di un orologio che si sente più forte di quello della tastiera del mio computer. Immagini del passato tornano sulla punta della lingua, pronunciate di nascosto sotto forma di sorriso, sperando che lei non sappia niente, sperando che lei non le capisca. I sogni, quelli ti uccidono. L'innocenza dei tuoi movimenti nasconde il veleno della serpe più rara del mondo ma lui l'ha capito. Ti desidero, questo mi uccide. Osservo le tue labbra muoversi come quelle di un bambino e mi sento pervertita a pensarti mentre le porgi a me. Eppure lo faccio. La libertà ti fa paura, preferisci le strade a senso unico, tu risparmi energia. Come me del resto...è per questo che non ci incontreremo mai.
Vendono amor proprio in scatola? Non ne ho mai assaggiata di quella roba, mia madre da piccola mi propinava umilianti liofilizzati di umiltà così sono cresciuta senza altre vitamine. Assumerle tutte d'un tratto mi farà male?
Continuerai a farti scegliere?
sabato 9 aprile 2011
Holi, Hare Krsna
Una processione di piedi scalzi e scuri si muoveva. Dal santuario illuminato di tramonto, giù per le scale avvinghiate alla parete rocciosa. Un sinuoso serpente arancione. Passi lenti e silenziosi, labbra serrate, occhi bassi. I tramonti indiani sono più lunghi di quelli occidentali. Nessun rumore, nessun tipo di indifferenza. Nessun tubo di scarico a dissolvere l'immagine del sole. Nella parte più bassa della città si raccoglievano gruppi di gente, che dal piazzale del santuario parevano formare macchie di colore intorno al tempio. Vi erano donne e bambini vestiti di bianco col capo coperto, altri vestiti di arancione. Altri erano nudi e parevano macchie marroni, come la terra delle rive del lago Pichola. Holi, la festa del colore. Il tempio accoglieva la statua di Radha. Si innalzava come una fiamma verso il cielo, immagine della Shakti, energia femminile. Alle spalle della dea un'impalcatura permetteva ad alcuni uomini di raggiungere l'altezza della sua testa. In processione silenziosa protavano con sè otri di argilla, contenenti preghiere e liquidi.
La cermonia iniziò e da lì iniziò a scivolar giù il colore bianco, della sua carnagione. Ancora polveri chiare, mentre la gente ai suoi piedi univa le mani e abbassava il capo. Piangeva e pregava. L'arrivo dell'estate. La festa della primavera. Una pioggia di fiori di Ibisco cadeva giù, sulle spalle della dea, fino a toccare le persone inginocchiate ai suoi piedi: fiamme che spalancavano le loro braccia e le protendevano verso lei, come bambini che anelano il collo della madre.
Subito tra le preghiere, sulle labbra dei fedeli schiuse in un sorriso, cadde dell'acqua gialla. Come il sole del tramonto, a ricoprire la Dea. Poi il rosso, a scendere dalla fronte, aderendo alle linee del viso, giù verso gli occhi e poi tra gli zigomi e il naso. Giù verso angoli delle labbra fino a colorare anche gli uomini nudi. Adesso di quelli si vedevano solo i denti bianchissimi dei sorrisi che facevano alla dea. Alzavano la testa e le braccia e il petto verso di lei e ridevano tra le lacrime per l'arrivo di una nuova stagione. Holi, la festa del colore. Il passaggio dalla primavera all'estate. Dalle finestre del tempio il sole scompariva. Sul tetto di una casa le mani di un bambino facevano volare un aquilone nel cielo che sovrastava imponente le barche arenate sulle rive del lago. I fuochi dei pescatori a fine giornata, i vestiti bagnati e aderenti alle membra dei fedeli che ripetevano la stessa litania in segno di devozione. Con le mani unite raccoglievano l'acqua e la buttavano sul petto, raccoglievano l'acqua e la buttavano sul petto. Con le mani in preghiera abbassavano la testa e la portavano all'acqua, abbassavano la testa e la portavano all'acqua. Dai campi di grano alto le donne emergevano. Al tramonto per tornare alle case. Per benedire il raccolto, per pregare la Dea. Con le ceste sul capo, col volto coperto di colori forti e violenti. I ragazzini adunvano le vacche sacre e le riportavano nelle stalle. Per benedire gli animali, per pregare la Dea. Con il passo veloce e agile, i piedi scalzi, con la schiena nuda e sudata. Mentre la campagna riposava, gli altari della città si illuminavano ed accoglievano le ginocchia e il petti dei fedeli in preghiera.
Chiudo gli occhi. Respiro il colore degli Dei.
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