giovedì 5 gennaio 2012

Tutte le volte che ti conosco

"Il tabacco e le dita ingiallite. Come un rituale, il pizzicare dal pacchetto e il rollare con quelle cartine che ho visto da te per la prima volta. Come un rituale, parlare a raffica e fermarsi solo quando dobbiamo leccare la colla e chiudere la sigaretta. Come un rituale, ma non come un'abitudine. E se pure fosse l'abitudine, noi amiamo la routine, ci fa sentire sicuri.
Di solito i pensieri ce li mettiamo in ordine seduti in macchina, con le gocce di pioggia che danno un senso di freddo e umidità pesante. Di solito non riusciamo a fare ordine noi, per noi stessi. Quindi facciamo ordine noi, l'uno per l'altro. Quando ti leggo, mi torna la voglia di scrivere e quando ti parlo, mi torna la voglia di leggere. 
Io ti ho conosciuto un numero infinito di volte: la prima parlammo di libri, la seconda del mio soprannome e la terza volta parlammo di un giornale. L'ultima volta che ti ho conosciuto è stata stasera. In tutto quel tempo che è passato dall'incontro ai distributori di caffè fino a stasera, l'ho fatto altre n volte. E il sogno di cenare cinese ordinato al take away nello studio disordinato e tra le ceneriere ha i contorni che si definiscono sempre di più."

Mi fermo
lecco la colla della cartina
chiudo la sigaretta.

"Dammi l'accendino, che mi manca sempre qualcosa..."

sabato 3 settembre 2011

Ma che discorsi


"Se nel mondo non c'è amore faremo un altro mondo e lo circonderemo di mura massicce. E lo arrederemo con interni rossi e soffici. E gli forniremo un battaglio che suoni come il diamante caduto nel feltro di un gioielliere in modo che non lo sentiamo mai."

"Amami. Perché l'amore non esiste, e io ho provato tutto ciò che esiste"

mercoledì 31 agosto 2011

DA DA

. N 
SONO 
MAI 
        


       A
           BA
               STAN
                  ZA
PER
POTER ESSERE


qualcosa.


C'est ne pas DADA.
.

lunedì 22 agosto 2011

Press Play To Enjoy



Quando ti leggo decido di scrivere. Sogno sempre la stessa porta, sogno sempre protezione in luoghi più piccoli di me. Camere sempre più piccole, mura sempre più basse, posti sempre più nascosti. Sogno il desiderio di rimpicciolirmi, sogno l'avverarsi del mio desiderio. Sogno di portare con me poca gente, sogno tutte le paure che nella vita reale non ho mai visto da vicino. Silenzio, voglio riposarmi. Queste voci mi perseguitano. Paranoid Android. 
Signora della terra e delle creature dei laghi, dei fiumi e delle pozzanghere: liberami dai loro castelli di carta, liberami dalle catene che stringo intorno a me stessa senza amore per la mia pelle. Liberami dal tradimento e dalle bugie, liberami dalle parole. 

Ho una coda da pesce e delle branchie, 
respiro nell'abisso delle mie sinapsi. 
E annego. 

Ma non è dolce. Vaffanculo, Leopardi.

mercoledì 20 luglio 2011

Vendo Psiche

Ho venduto i miei pensieri. Li ha acquistati una televisione che trasmette reality 24h al giorno, una multinazionale che produce bibite frizzanti e dolci e qualcuno l'ho svenduto anche all'impresa dell'uomo più potente dello Stato. Adesso mi diranno loro cosa farne, tanto non ho mai saputo usarli. Leggevo una breve guida al suicidio proprio ieri, la cosa più semplice sembra proprio morire per avvelenamento, però non mi va proprio di ingozzarmi da Mc Donald's. Immagino la mia bara pesante per la troppa ciccia.

Sei impeccabile, figlia mia. La più bella e brava ragazza che abbia mai conosciuto, ti ho educata alla perfezione, sono fiera di te. Anzi, sono fiera di me. Ho fatto proprio un bel lavoro.
Pensa agli altri, pensa sempre agli altri. Pensa al loro giudizio, pensa di avere sempre gli occhi puntati addosso. Desidera l'invisibilità, desidera scomparire in ogni momento della giornata.

Il sesso è sempre stata la mia attività preferita anche se è difficile trovare qualcuno che duri più di mezz'ora, ci sono delle posizioni che proprio mandano il sangue al cervello agli uomini, basta così poco per farvi godere?

Stamattina ho fatto colazione col prozac. 
Cazzo, ma non era prozac.

lunedì 6 giugno 2011

Nessuno legge, perchè io non scrivo. Io non scrivo, perchè nessuno legge. Evidentemente interesso poco. Persino a me stessa.

sabato 7 maggio 2011

Quel tale dalla tela bianca

Mi raccontava storie di marinai:
"Ciurma! Siamo pronti a partire! L'esercito era composto da tre persone: timoniere, armatore, vedetta. Un uomo senza braccia, uno con la fobia dei colpi e uno miope. Raccontavano storie di tesori nascosti ed isole misteriose ma nessuno gli aveva mai creduto. Dicevano di essere sulla terra ferma da anni ormai, tutti e tre soffrivano di mal di mare così avevano deciso di bere thé in un bar inglese sul porto. Dalle vetrate del bar guardavano la loro nave ricoprirsi di muschio e vegetazione. Con gli anni la nave era diventata un albero di Baobab e offriva loro ombra nelle giornate estive di sole. I turisti erano attratti dall'albero galleggiante così pagavano a peso d'oro le visite in quella nave. Ogni volta i tre marinai inventavano una storia diversa per carpire la loro attenzione e le loro storie fecero il giro del mondo. Nell'arco di qualche anno gli imprenditori di tutto il mondo chiesero ai tre marinai di comprare i loro averi; li avrebbero pagati in contanti..."

"Ma un albero di Baobab" -io pensai- "non cresce sul mare! 
non è una storia vera quella che l'uomo dalla tela bianca mi voleva raccontare.
Inoltre un timoniere non può avere le braccia, 
di certo a quell'uomo gli si leggeva in faccia
che a cercare tesori nascosti non c'era mai stato
magari solo una volta
su un pedalò era andato.
E cosa vorrai dirmi sull'uomo che aveva paura di sparare?
Di certo quello non era un uomo di mare!
E la povera vedetta miope
era un uomo di stirpe etiope
troppo lontano non riusciva a guardare
così, i tesori dentro sé iniziò a cercare.
Le isole che tu dipingi
sono paesaggi che fingi."


Ma il tale dalla tela bianca continuava a disegnare
e di colpo, un Baobab galleggiò sul mare.